Nel panorama della cybersecurity del 2026, ci troviamo di fronte a un paradosso sistemico senza precedenti. Mentre le organizzazioni accelerano l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale nei processi core, la gestione degli accessi privilegiati è rimasta ancorata a modelli statici del decennio precedente. Un recente studio di settore, pubblicato nella CyberArk Press Room, rivela un dato allarmante: solo l’1% delle organizzazioni ha adottato pienamente il Just-in-Time Privileged Access (JIT).
Questo “Identity Security Gap” non è solo un numero statistico; è una voragine operativa in cui il 91% delle organizzazioni mantiene ancora accessi “always-on” o privilegi permanenti (Standing Privileges). In un mondo dominato da identità AI che operano alla velocità della luce, mantenere credenziali statiche equivale a lasciare le chiavi della cassaforte inserite nella serratura, sperando che nessuno giri la maniglia.
Il Paradosso dell’Adozione JIT: Perché il 91% è a Rischio
Nonostante il Just-in-Time Privileged Access sia riconosciuto come il “Gold Standard” della protezione dell’identità, la sua implementazione fatica a decollare. Il problema risiede nella frizione operativa. Come riportato da Computerworld, il 63% dei leader IT ammette che i dipendenti e gli amministratori spesso aggirano i controlli IAM (Identity and Access Management) perché percepiti come ostacoli alla produttività.
Il rischio del privilegio permanente è duplice:
Abuso Interno: La persistenza dell’accesso aumenta la probabilità di configurazioni errate o abusi intenzionali da parte di insider.
Lateral Movement: Se un account con privilegi permanenti viene compromesso, l’attaccante ha una finestra temporale illimitata per muoversi lateralmente nella rete.
L’Identità AI: Il Nuovo Vettore di Attacco “Silenzioso”
L’esplosione delle identità AI-driven e dei cosiddetti “Agenti Autonomi” ha cambiato le regole del gioco. Se un’identità umana può essere monitorata tramite analisi comportamentale standard, un’entità AI che effettua migliaia di chiamate API al secondo richiede una governance dinamica.
Senza un approccio di Just-in-Time Privileged Access, queste identità non umane accumulano privilegi che raramente vengono revocati. Le statistiche di inizio 2026 indicano che il numero di identità macchina ha superato quelle umane di un fattore 40 a 1. Concedere a un bot di analisi dati un accesso permanente al database di produzione è una vulnerabilità critica che il framework Zero Trust mira a eliminare.
I Pilastri Normativi: NIST e CISA come Bussole Strategiche
Per i CISO e gli IAM Architects, la transizione verso il JIT non è solo una scelta di best practice, ma una necessità di compliance. Il NIST SP 800-207, pilastro della Zero Trust Architecture, stabilisce nel suo terzo principio (Tenet 3) che “l’accesso alle risorse è concesso per singola sessione”. Questo significa che il concetto di “permesso” deve essere sostituito dal concetto di “attivazione temporanea”.
Allo stesso modo, il CISA Zero Trust Maturity Model (Version 2.0) definisce il passaggio da accessi statici a validazioni continue come il livello “Optimal” di maturità. Raggiungere questo stadio richiede che il Just-in-Time Privileged Access sia integrato non solo per gli umani, ma per ogni microservizio e container all’interno dell’ecosistema aziendale.
Attraverso PIM, le organizzazioni possono implementare il Just-in-Time Privileged Access in tre fasi chiave:
Scadenza Automatica: Al termine del task (es. 2 ore), i privilegi vengono revocati automaticamente, tornando allo stato di Zero Standing Privilege (ZSP).
Eleggibilità: Gli utenti non hanno privilegi attivi, ma sono “eleggibili” per richiederli.
Attivazione: La richiesta di accesso può richiedere un’approvazione multi-fattore (MFA), una giustificazione aziendale o un ticket di supporto collegato.
USE CASE: Transizione allo Zero Standing Privilege
Il Cliente: Un primario istituto bancario con oltre 5.000 identità ibride e un parco applicativo basato su microservizi AI per il trading algoritmico.
La Sfida: Il dipartimento di audit aveva rilevato che il 45% degli ingegneri DevOps manteneva l’accesso “Owner” sulle sottoscrizioni cloud 24/7, esponendo la banca a rischi enormi in caso di phishing.
La Soluzione JIT:
Rimozione dei privilegi permanenti: Tutti gli account admin sono stati privati dei permessi fissi.
Configurazione di PIM: È stato configurato un workflow di attivazione “on-demand” con approvazione obbligatoria dal SOC per gli accessi ai database dei clienti.
Governance delle Identità AI: Gli agenti AI sono stati dotati di identità basate su certificati con durata limitata alla sessione di calcolo.
Risultato: Riduzione della superficie di attacco del 98% entro i primi 6 mesi. La finestra di rischio per ogni identità compromessa è passata da “indeterminata” a un massimo di 60 minuti.
Oltre la Tecnologia: La Psicologia del Bypass Operativo
Per comprendere il gap dell’1%, dobbiamo analizzare la resistenza psicologica degli utenti tecnici. Per decenni, amministratori di sistema e sviluppatori hanno considerato il privilegio “always-on” come un diritto acquisito o, peggio, come uno strumento necessario per la sopravvivenza operativa. La percezione comune è che il Just-in-Time Privileged Access introduca una latenza inaccettabile durante gli incidenti critici. Tuttavia, questa visione ignora il fenomeno della “Security Fatigue”: quando un utente deve affrontare troppi ostacoli burocratici per svolgere il proprio lavoro, cercherà inevitabilmente delle scorciatoie, come la condivisione di credenziali admin o la creazione di account “shadow” al di fuori della governance ufficiale.
La sfida per gli IAM Architects non è quindi solo tecnologica, ma culturale. Implementare il JIT significa progettare un’esperienza utente (UX) così fluida che l’attivazione del privilegio diventi parte naturale del workflow, magari integrata direttamente negli strumenti di sviluppo (come CLI o IDE). Solo riducendo l’attrito percepito si potrà colmare quel divario tra la teoria della sicurezza e la realtà della produzione.
Il Costo Sommerso del Privilegio Permanente e l'”Identity Debt”
Dal punto di vista economico, mantenere uno stato di Standing Privilege genera quello che definiamo “Identity Debt”(Debito d’Identità). Proprio come il debito tecnico, l’accumulo di accessi inutilizzati rappresenta una passività finanziaria e assicurativa. Nel 2026, le compagnie di cyber insurance hanno iniziato a richiedere prove tangibili di adozione del JIT per rinnovare le polizze o per ridurre i premi. Un’organizzazione che mantiene il 90% degli accessi “always-on” è considerata ad alto rischio, portando a costi assicurativi che possono superare del 40% quelli delle aziende compliant allo Zero Trust.
Inoltre, il costo di una singola violazione causata dal movimento laterale — facilitato da privilegi permanenti — è drasticamente superiore rispetto a un attacco contenuto da un perimetro JIT. L’impatto reputazionale e le sanzioni derivanti da regolamenti come il GDPR o la Direttiva NIS2 rendono l’adozione del Just-in-Time Privileged Access un investimento con un ROI (Return on Investment) misurabile non solo in termini di sicurezza, ma di pura resilienza aziendale.
Verso il “JIT 2.0”: L’Avvento dell’Accesso Predittivo e Contestuale
Il futuro prossimo della gestione degli accessi vede l’evoluzione verso quello che gli analisti chiamano Adaptive JIT o JIT Predittivo. In questo scenario, l’intelligenza artificiale non è solo un’identità da proteggere, ma il motore stesso della protezione. Sfruttando il machine learning, i sistemi IAM del futuro potranno prevedere la necessità di un accesso privilegiato basandosi sul calendario dell’utente, sui ticket assegnati in ITSM e sul comportamento storico.
Immaginiamo un amministratore di database che riceve un ticket per un’operazione di manutenzione programmata alle 10:00: il sistema Just-in-Time Privileged Access potrebbe pre-autorizzare l’eleggibilità e attivare i permessi esattamente all’orario previsto, verificando simultaneamente che la postura di sicurezza del dispositivo sia ottimale. Questo livello di automazione elimina totalmente la frizione umana, trasformando la sicurezza in un abilitatore silenzioso. Chi ignora questa evoluzione oggi si troverà a gestire una complessità ingestibile domani, sommerso da una marea di identità AI impossibili da governare manualmente.
[Checklist] Valuta il tuo stato JIT
Usa questa check-list per identificare i gap nella tua architettura IAM attuale:
Inventario Identità: Hai un elenco completo di tutte le identità umane e AI con privilegi elevati?
Analisi degli Standing Privileges: Quanti account hanno accesso “Domain Admin” o “Cloud Owner” 24/7?
Workflow di Approvazione: Esiste un processo formale (automatico o manuale) per richiedere l’elevazione dei privilegi
Logging & Auditing: Ogni attivazione di privilegio genera un log immutabile analizzato dal SIEM?
MFA Obbligatoria: L’attivazione JIT richiede sempre una seconda forma di autenticazione forte?
Integrazione ITSM: Il tuo sistema JIT è collegato a ServiceNow o Jira per validare i ticket di intervento?
Time-to-Live (TTL): Hai definito tempi massimi di sessione granulari in base al ruolo?
Machine Identity JIT: Le tue chiavi API e i segreti applicativi sono dinamici o statici?
Recensioni degli Accessi: Con quale frequenza vengono riconsiderate le “eleggibilità” degli utenti?
Automazione della Revoca: La revoca avviene senza intervento umano allo scadere del tempo?
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ACTION PLAN: Roadmap di 90 giorni per il JIT Access
Fase 1: Discovery & Audit
Identifica gli “Heavy Users” dei privilegi. Utilizza strumenti di Identity Threat Detection per mappare chi usa effettivamente i permessi che possiede. Inizia a comunicare il cambio di paradigma agli stakeholder, evidenziando che il Just-in-Time Privileged Access non è un ostacolo, ma una protezione per gli stessi amministratori.
Fase 2: Implementazione Pilota
Scegli un dipartimento critico (es. Cloud Operations) e implementa Microsoft Entra PIM o una soluzione equivalente. Configura workflow di attivazione per i ruoli più sensibili. Raccogli feedback sulla latenza del processo e ottimizza le politiche di approvazione automatica per i task standard.
Fase 3: Scale-up & AI Governance
Estendi il modello a tutta l’organizzazione. Introduci la gestione JIT per i segreti delle applicazioni e le identità macchina. Integra i log di attivazione JIT nei tuoi processi di Incident Response per correlare eventuali anomalie alle sessioni di accesso privilegiato attive.
Conclusioni
L’adozione dell’1% riportata da CyberArk è una chiamata alle armi per ogni CISO. In un’era in cui l’AI può scalare gli attacchi in modo esponenziale, non possiamo permetterci difese statiche. Il Just-in-Time Privileged Access è l’unico modo per riconquistare il controllo sull’identità, trasformando la sicurezza da un castello di carte statico a un organismo dinamico e resiliente.
Il futuro della sicurezza non è impedire l’accesso, ma garantirlo esattamente quando serve, per il tempo necessario e a chi ha dimostrato di averne diritto. È tempo di eliminare i privilegi permanenti e abbracciare lo Zero Standing Privilege.
Letture consigliate
Ecco delle letture consigliate che approfondiscono i temi della cybersecurity e della Sicurezza “Agentic AI”:
Abbandona la vecchia sicurezza perimetrale e scopri la rivoluzione Zero Trust. Questo libro è la guida definitiva per comprendere e implementare questo nuovo paradigma, superando la confusione che lo circonda. Offre un percorso pratico e graduale per trasformare la tua architettura di sicurezza, integrandola con i sistemi che già possiedi. Imparerai a progettare un modello Zero Trust credibile e a ottenere valore immediato. Il risultato? Sicurezza notevolmente migliorata e operazioni più efficienti.
Mastering Microsoft Entra ID, The Complete Guide to Cloud-Based Identity Management
di Tyler Enrith
Il manuale operativo per risolvere il paradosso della sicurezza moderna: ‘Mastering Microsoft Entra ID’ offre le chiavi tecniche per abbandonare i privilegi permanenti e implementare il Just-in-Time Access. Una guida essenziale per configurare PIM, automatizzare la governance delle identità e raggiungere la conformità Zero Trust, chiudendo definitivamente il gap di sicurezza che espone il 99% delle aziende.
Mentre il 91% delle aziende lotta ancora con privilegi statici e rischiosi, ‘Privileged Attack Vectors’ svela le tattiche esatte che gli hacker usano per sfruttarli. Più che un manuale, è una guida strategica che offre un piano in 12 step per implementare il Privileged Access Management (PAM), bloccare i movimenti laterali e costruire quella resilienza contro le minacce interne ed esterne che il solo perimetro non può più garantire.
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FAQ – Domande Frequenti sul Just-in-Time (JIT) Privileged Access
1. Perché l’adozione del JIT Access è ferma solo all’1% nonostante i rischi crescenti?
Il divario tra la necessità di sicurezza e l’adozione effettiva è dovuto principalmente alla “frizione operativa”. Molte organizzazioni temono che l’accesso temporaneo possa rallentare i processi critici o causare ritardi durante le emergenze. Tuttavia, come analizzato nell’articolo, il costo del “debito d’identità” e del privilegio permanente supera di gran lunga l’investimento iniziale in automazione e user experience.
2. Qual è il pericolo principale dei privilegi “always-on” (Standing Privileges)?
Mantenere privilegi attivi 24 ore su 24 significa fornire agli attaccanti una finestra temporale illimitata per il “lateral movement”. Se un account permanente viene compromesso, l’intruso può navigare liberamente nella rete. Il JIT elimina questa vulnerabilità riducendo il tempo di esposizione (Time-to-Live) al solo periodo strettamente necessario per l’esecuzione del task.
3. In che modo il JIT protegge dalle minacce derivanti dalle identità AI?
Le identità AI e gli agenti autonomi operano a velocità non umane e possono accumulare migliaia di permessi in poco tempo. Il JIT impone una governance dinamica: anziché concedere privilegi statici a un bot, il sistema emette autorizzazioni per singola sessione. Questo impedisce che un’entità AI compromessa diventi un vettore di attacco persistente e fuori controllo.
4. Cosa prevedono i framework NIST e CISA riguardo all’accesso privilegiato?
Entrambi i framework considerano il JIT un requisito fondamentale per la Zero Trust. Il NIST SP 800-207 stabilisce che l’accesso deve essere concesso per singola sessione, mentre il CISA Zero Trust Maturity Model definisce il passaggio dalle validazioni statiche a quelle continue e temporanee (JIT) come il livello “Optimal” di maturità per un’azienda.
5. Qual è il primo passo per passare dallo Standing Privilege allo Zero Standing Privilege (ZSP)?
Il primo passo è la “Discovery”: è fondamentale mappare tutte le identità (umane e macchina) e identificare chi possiede privilegi elevati permanenti senza una reale necessità operativa. Una volta completato l’audit, si può procedere all’implementazione di soluzioni come Microsoft Entra PIM per trasformare gli utenti da “permanentemente privilegiati” a “eleggibili per l’attivazione JIT”.
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